Maternity blues e infanticidio
Maternity blues e infanticidio

Ihealthyou Redazione

Che cos’è Maternity Blues?

L'esperienza della nascita, sopratutto se si tratta del primo figlio, determina nelle neo-mamme notevole stress e maggior vulnerabilità agli sbalzi d'umore.
La stanchezza dovuta al parto, i dubbi e le insicurezze sulla capacità di accudimento del proprio bambino accompagnano frequentemente i primi giorni dopo la nascita e fanno in modo che la donna viva una normale fase di “depressione”.
Uno dei fattori preponderanti a livello fisiologico risulta essere il repentino calo ormonale di progesterone che avviene subito dopo il parto con il distacco della placenta. Tale ormone ha un ruolo regolatore in tutto il periodo della gestazione (O'Hara, 1987).
Questo calo, unito alle possibili difficoltà nell'allattamento al seno, a uno scarso sostegno da parte del partner e della famiglia d’origine, può influenzare negativamente la condizione fortemente emotiva della neo-mamma.
Questo stato d'animo parafisiologico è noto come Maternity Blues, definizione coniata dal pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott negli anni Quaranta (“blues” ha un significato particolare in ambito musicale: è un elemento essenziale nel jazz che ne conferisce il carattere triste e maliconico); si manifesta nei primi 10 giorni dopo il parto in più del 30% delle donne (Harris, Lovett, Newcombe, Read, Walker, & Riad-Fahmy, 1993) e dovrebbe risolversi spontaneamente nell'arco di pochi giorni senza lasciare particolari conseguenze nella relazione diadica mamma-bambino.
Il tono dell'umore è mutevole, con crisi di pianto immotivato, ipersensibilità, ansia e tristezza; possono manifestarsi difficoltà nella concentrazione e nel pensiero concettuale fino a un lieve stato confusionale, alterazioni del ritmo sonno-veglia (già messo a dura prova dai ritmi del neonato), cefalea e disturbi di tipo alimentare come l'inappetenza o l'iperfagia (Reck, Stehle, Reinig, & Mundt, 2009).
Inoltre, le neo-mamme vivono angosce di separazione e senso di vuoto, necessario questo per realizzare la rottura del legame fusionale col il feto e iniziare la relazione con il bambino reale con i suoi bisogni e necessità.
Se il periodo di malinconia e tristezza, tipico delle prime settimane dopo il parto, non tende a scomparire ma si protrae, accentuando alcuni sintomi come l'ansia, l'insonnia, lo stato di malessere, il senso di depressione e la perdita di interesse nei confronti del neonato, vi è il rischio che si sviluppi un quadro clinico patologico.
Tutti questi fattori sono considerati predittori dell'insorgenza della depressione postpartum e di disturbi dell'umore, quali stati di ansia (Reck et al., 2009).
Altre variabili che possono incidere in maniera significativa sullo sviluppo della depressione postpartum e  di disturbi d'ansia sono principalmente tre:
- l'essere primipare;
- l'aver pianificato il ritorno al lavoro subito dopo il parto;
- in caso di precedenti gravidanze, una storia passata di maternity blues.
Età, livello d'istruzione, parto, esperienza della gravidanza e il sesso del bambino non sembrano essere fattori correlati all'emergere del disturbo.


Infanticidio: quali sono i possibili fattori scatenanti?

Nel film Maternity Blues (2011) Clara, Caterina, Eloisa e Vincenza hanno compiuto un gesto estremo nei confronti dei propri figli. Nonostante le dinamiche effettive delle loro azioni non siano descritte in modo dettagliato ma solamente accennate, è possibile intuire ciò che hanno compiuto. Nel film si riscontra, attraverso dei flashback di ciascuna delle quatto donne, come ognuna di esse si trovasse in condizioni simili a quelle descritte dalla letteratura clinica: la totale mancanza di sostegno da parte del partner e della famiglia, il carico dell'accudimento dei figli che grava solo sulle madri.
L'infanticidio è una tematica dalle dinamiche molto delicate ma ancora oggi “oscure”; è attualmente definito in Italia dall'art. 578 del Codice Penale: "La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da quattro a dodici anni. A coloro che concorrono nel fatto di cui al comma primo si applica la reclusione non inferiore ad anni ventuno. [...]”.
Nel nostro Paese, dunque, si parla più propriamente di “infanticidio” esclusivamente qualora la madre si trovi nelle condizioni di abbandono materiale e morale (Merzagora & Rancati, 2012).
Nell'accezione socio-psicologica, il fattore temporale ne identifica e distingue tre tipologie:
Neonaticidio: compiuto nelle 24 ore successive alla nascita o del feto durante il parto;
Infanticidio: compiuto nell'arco al massimo di un anno dopo la nascita;
Figlicidio: compiuto nei confronti di bambini di età maggiore di un anno ma ancora minori. Può essere compiuto sia dalle madri che dai padri.


Per ognuna di queste categorie, vengono riconosciute nelle madri delle caratteristiche sintomatiche peculiari:

  • - Le madri che compiono un neonaticidio sono generalmente affette da psicosi puerperale o generica e da problemi sociali: sono tendenzialmente ragazze molto giovani, sole e abbandonate dal partner.

    - Le infanticide sono investite da rabbia e aggressività e presentano depressione postpartum: il 10% di queste è affetta da disturbo depressivo maggiore; sono caratterizzate da poca empatia nei confronti dei bisogni del bambino; il pianto, infatti, porta a provare una forte irritazione e ostilità nei confronti del figlio: questo instaura un "circolo vizioso" in quanto l'assenza di risposta da parte della madre alimenta ulteriormente il pianto del bambino.
    La psichiatra Margareth Spinelli (2004) distingue differenti categorie di infanticidio: dovuto ad una condotta violenta e abusante, con l'aiuto del partner; conseguente a negligenza o incuria nell'accudimento del bambino; dovuto alla percezione distorta delle madri che l'accudimento del proprio bambino non stia seguendo la direzione voluta, e che, di conseguenza, sfocia in abuso e violenza; associato a disturbi mentali come la schizofrenia, depressione o psicosi postpartum. La Spinelli sottolinea, inoltre, la differenza tra la vulnerabilità mentale di queste donne e il concetto di colpa: basandosi su numerose prove empiriche (Ahokas, 2000; Bloch, 2000), mette in evidenza l'influenza che la dimensione fisiologica e neuro-ormonale ha sull'emergere della maternity blues e successivamente della depressione postpartum.

    - Coloro che compiono figlicidio, sono donne gravemente depresse con storie di violenze auto-dirette, le quali mettono in atto numerosi tentativi di suicidio dopo l'uccisione del proprio bambino.


In conclusione, è necessario sottolineare che, così come tutti i disturbi mentali, anche la depressione postpartum è una problematica che può essere predetta, identificata, trattata, ma soprattutto preventivata. I metodi di ricerca dovrebbero essere creati al fine di identificare una sorta di cluster di sintomi che permettano di intervenire efficacemente e in un tempo tale da poter prevenire l'infanticidio.
Sarebbe infatti auspicabile, a livello clinico ma anche mediatico, non condannare queste madri, ma comunicare e imparare dalle loro storie per fare in modo che in futuro questa patologia non venga sottovalutata e trascurata.

Data pubblicazione: 09 gennaio 2018
Data ultimo aggiornamento: 12 settembre 2018
Ihealthyou Redazione
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