Occhio alle fonti: ci affidiamo davvero a Dr. Google?
Occhio alle fonti: ci affidiamo davvero a Dr. Google?

Ihealthyou Redazione, 19 febbraio 2018


Quante volte ci capita di ricercare i nostri sintomi online? Quante volte verifichiamo in rete la diagnosi ricevuta da uno specialista? 


Quasi a tutti, almeno una volta nella vita (oserei anche dire almeno una volta a settimana) abbiamo chiesto aiuto e consulto al Dr. Google. Gonfiore agli occhi dove curarsi, sintomi della gastrite, rimedi contro l’emicrania, acquisto farmaci online…potremmo continuare all’infinito. Sarà perché più rapido rispetto ai tempi di attesa per ricevere una visita, sarà perché più facile e immediato da consultare, Dr. Google sembra essere l’asso nella manica che tiriamo fuori quando sentiamo il bisogno di colmare quello stato di ansia e non conoscenza generato dall’idea di poter soffrire di una determinata patologia. 


Secondo un recente sondaggio della IBSA Foundsation fo Scientific Research pare che sia l’88% degli italiani ad avvalersi del web quando ha bisogno di informazioni sulla propria salute e circa il 44% ritiene che rivolgersi a internet sia poco o per nulla rischioso.


Ma quanto Dr. Google è in grado di restituire risultati clinicamente affidabili? 

 

Un’indagine, supervisionata dal Dr. Guido Zuccon e condotta dalla Queensland University of Technology in collaborazione con l’organizzazione di ricerca CSIRO di Brisbane e la University of Vienna, ha dimostrato che, interrogando Google e Bing su specifici sintomi, solo 3 dei primi 10 risultati potevano essere considerati attendibili. 


Se non ottieni una chiara diagnosi dopo la prima ricerca, probabilmente avrai la tendenza a continuare a cercare” - ha spiegato Zuccon. “La colpa è in parte dell’utente stesso e in parte del modo in cui operano questi motori di ricerca. Ad esempio, le pagine sul tumore al cervello sono più popolari di quelle sull’influenza, perciò l’utente è spinto verso questo tipo di risultati.

A lungo andare, tale comportamento, può portare a conclusioni del tutto nocive per la nostra salute. Diete, rimedi e cure non verificate, terapie sperimentali messe a punto da privati attraverso la vendita di farmaci di contrabbando, autodiagnosi errate: sono solo alcune delle possibili conseguenze derivanti dall’uso di Dr. Google. Secondo l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), ogni anno circa 200.000 persone muoiono a causa di farmaci contraffatti acquistati in rete senza ricetta medica.


Il problema è che spesso sono proprio le fonti, i blog e i siti che trattano di tematiche medico-sanitarie a non essere affidabili o è la qualità del materiale reperito ad essere scarsa. 


Ovviamente non bisogna condannare tutti gli internauti che si informano sulla salute. Senza dubbio, occorre differenziare chi va in rete per informarsi circa nuove cure prescritte, essendo già inserito in un percorso medico terapeutico, e chi, invece, accusando alcuni sintomi, consulta Dr. Google per auto-diagnosticarsi una malattia senza recarsi da un medico. 


Come verificare l’attendibilità dei risultati restituiti dal Dr. Google?


Di fake news se ne vedono tante e fare il punto su rischi e sulle opportunità legate al crescente peso della rete nel reperimento e nella valutazione delle nozioni riguardanti temi sanitari è stato uno degli obiettivi del workshop “E-Health Kit: tra bufale e verità. Le due facce della salute”, organizzato da IBSA Foundation con Cittadinanzattiva a gennaio dello scorso anno. In occasione dello stesso l’ Istituto Superiore di Sanità ha manifestato il suo impegno nel lanciare un portale scientifico con informazioni certificate, per far fronte al rischio dei siti ingannevoli. Inoltre, è stato stilato il primo decalogo con indicazioni e consigli pratici per imparare a difendersi dalle informazioni incomplete o false che circolano in rete ma anche per migliorare la comunicazione tra medico e paziente.


Cosa fare, quindi, secondo gli esperti? Vi invitiamo a scaricare il decalogo realizzato daIBSA Foundation. E ricordate, occhio alle fonti!

Ihealthyou Redazione
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