Come prevenire e curare le patologie muscolo-scheletriche
Come prevenire e curare le patologie muscolo-scheletriche

Ihealthyou Redazione, 06 settembre 2017


1. Quali sono le maggiori patologie muscolo-scheletriche della vita di oggi?

La maggior parte delle sintomatologie muscolo-scheletriche che oggi i pazienti riferiscono sono: cervicalgie (associate o meno a cefalea) e lombalgie. Le cause sono ovviamente multifattoriali e sicuramente il cambiamento della tipologia di lavoro che ha coinvolto la società nell’ultimo decennio o poco più ha avuto una forte influenza. Non mi riferisco solo all’aumento progressivo della sedentarietà che crea importanti alterazioni biomeccaniche e posturali ormai ben note a tutti, ma anche l’iper-stimolazione dell’attività neurologica dovuta all’aumento dell’utilizzo di dispositivi elettronici. Non è un caso, ad esempio, che uno dei disturbi “intellettivi” più comuni oggi sia legato alla perdita delle capacità mnemoniche e alla difficoltà nel mantenere l’attenzione per periodi di tempo medio-lunghi. Il corpo cerca di “alleggerire” questa iper-stimolazione cercando delle valvole di scarico coinvolgendo diverse strutture muscolari (effetto psico-somatico). Le più comuni sono: l’iperventilazione (tanti piccoli respiri dovuti all’aumentata attività muscolare del diaframma) che comporta, nel lungo periodo ansia e panico, e il serramento e/o bruxismo notturno, entrambi in costante aumento che hanno come segno distintivo reflusso acido e gastrite. Queste condizioni a loro volta possono portare a difficoltà respiratorie o vascolari, per l’aumentata tonicità della muscolatura diaframmatica ea problematiche viscerali come stipsi o dissenteria.


2. Quale deve essere l'approccio corretto da parte del paziente di fronte a tali patologie?

È impossibile poter definire un approccio corretto se non creando per ogni paziente un percorso terapeutico ad hoc. In linea generale però per prima cosa è necessario diagnosticare quale sia la reale causa che ha portato alla manifestazione del sintomo doloroso, che spesso non risiede nella zona algica, ma lontano da essa. Per questo motivo è importante che il paziente si rivolga a figure preparate in grado di individuare e capire la natura del problema e successivamente a professionisti in grado di risolverla.

In una prima fase sarà quindi importante che il medico valuti quale sia la patologia che causa il sintomo, che giunga a una diagnosi e successivamente ci si deve rivolgere a professionisti in grado di risolvere la causa primaria che ha portato al sovraccarico e che ha determinato la sintomatologia riferita. L’approccio ideale deve quindi essere assolutamente multidisciplinare e vedere il coinvolgimento di diversi professionisti: la causa primaria può essere a carico della vista, della componente stomatognatica, di un muscolo o di una fascia, di un’articolazione o di un viscere ecc.

In questa fase il ruolo dell’osteopata può essere di vitale importanza nella risoluzione della sintomatologia. L’osteopata, infatti, attraverso tecniche manuali atte a ristabilire la normale funzionalità di un distretto anatomico può “normalizzare” eventuali restrizioni articolari e miofasciali che interferiscono con la biomeccanica articolare, la vascolarizzazione e con l’innervazione di alcune strutture. L’osteopata riportando queste aree in una condizione più fisiologica permette all’organismo di autoregolarsi e di “autoguarirsi”, principio su cui si fonda l’osteopatia. Inoltre attraverso una visione olistica e multidisciplinare sarà in grado di intuire la necessità di collaborazione con altri professionisti a seconda della causa scatenante che ha originato il problema (optometrista, podologo, gnatologo, massoterapista, fisioterapista, dietista, psicologo, medico, naturopata….)


3. Quali suggerimenti per prevenirle e curarle?

Per normalizzare e prevenire questi disturbi funzionali è fondamentale non solo eliminare il sintomo ma anche la causa alla base della loro comparsa: posture scorrette, sforzi fisici intensi, stress, che interessano l’apparato neuro-muscolo-scheletrico, cranio-sacrale e viscerale. Sicuramente mantenere la stessa posizione a lungo comporta un accorciamento di alcuni gruppi miofasciali, una sofferenza dei dischi intervertebrali e un’alterazione delle curve fisiologiche della colonna. In questi casi è utile a intervalli regolari modificare la proprio postura, fare dei piccoli esercizi di stretching per la colonna cervicale e lombare e associare mobilizzazioni articolari.

Inoltre sarà importante ridurre, come detto precedentemente l’iper-stimolazione dell’attività neurologiche cerebrali (definito come “stress”) con modificazioni dello stile di vita. Nella gestione delle più comuni affezioni sintomatologiche possono essere d’aiuto lo svolgimento di attività che abbassano queste continue sollecitazioni dell’apparato muscolo scheletrico e che aiutano il rilassamento: attività prevedono un lavoro di rilasciamento della muscolatura del diaframma attraverso esercizi di respirazione come lo yoga, un’attività aerobica blanda, un massaggio rilassante, bagni caldi.



A cura di Luca Di Stasio, Andreas Aceranti, Matteo Tuvinelli

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