Vivere con le allergie: un prick test mi ha cambiato la vita
Vivere con le allergie: un prick test mi ha cambiato la vita

Ihealthyou Redazione, 09 giugno 2017

 

 

All’età di 14 anni, dopo svariati esami e visite allergologiche, ho scoperto di essere affetto da una patologia ancora pressoché sconosciuta, definita dai medici sensibilità chimica multipla (Mcs): una concomitanza eccezionale di allergie e intolleranze alimentari che hanno cambiato ogni aspetto della mia vita.

Prima della diagnosi, vivevo nella costante paura di mangiare o anche solo toccare alcune sostanze, che spesso mi causavano reazioni allergiche. Prurito, macchie purpuree, a volte dolorose, comparivano sul mio corpo, apparentemente senza motivo.

Ho sempre vissuto in aperta campagna, vicinissimo ai campi. Sin da bambino, non potevo stare troppo a lungo a giocare in cortile, in mezzo all’erba o alla polvere, senza soffrire poi per la comparsa di chiazze violacee, una tosse persistente, vista annebbiata e occhi arrossati.

Dopo i primi esami del sangue, i dottori hanno realizzato che non poteva trattarsi di una comune allergia stagionale, così hanno voluto svolgere altri test, per capire a quali elementi in particolare fossi tanto avverso.

Svolsi così il mio primo prick test, durante il quale alcune gocce di allergene vengono posizionate sulla pelle, solitamente dell'avambraccio e successivamente, con una piccola lancia, si scalfisce sottilmente l’epidermide per lasciar penetrare gli allergeni negli strati più superficiali.

Se il soggetto è allergico alle sostanze, comparirà un pomfo, una sorta di puntura di zanzara. Dopo circa 20 minuti di attesa, le mie braccia hanno cominciato a coprirsi di questi pomfi, non solo in prossimità delle zone testate, ma anche sulle spalle e il petto. Ho scoperto così di essere allergico anche al materiale con il quale venivano realizzate le siringhe per iniettare gli allergeni.

Il referto medico ha lasciato tutti i dottori senza parole: sono allergico a ogni elemento chimico della tavola periodica, con picchi di totale intolleranza ma anche di lieve sensibilità, inferiori al 10%, che mi risultano tollerabili e mi consentono di vivere fuori da una camera iperbarica.

Dopo la diagnosi, non posso dire che la mia vita sia cambiata. Convivevo con tutto ciò che i dottori mi hanno diagnosticato da anni e la possibilità di dargli un nome non ha cambiato la situazione. I consigli degli esperti tuttavia mi consentono oggi di vivere al meglio.

Le stanze nelle quali trascorro la maggior parte del tempo a casa vengono sterilizzate una volta a settimana, così come le lenzuola, i tendaggi e i vestiti che indosso sono realizzati esclusivamente in lino o seta, perché la mia pelle non tollera il contatto con cotone o fibre sintetiche.

La mia alimentazione è monitorata mensilmente da una dietologa: la maggior parte degli alimenti più comuni nella dieta mediterranea mi sono preclusi, ma di norma posso ingerirne piccole quantità senza riscontrare reazioni intollerabili.

Non ricordo il sapore della pizza classica, ma ho imparato ad apprezzare l’impasto al kamut (rigorosamente senza pomodoro!). Latte e derivati mi sono stati vietati, ma i loro sostituti di origine vegetale sono altrettanto gradevoli.

Sono ormai un cliente fedele in alcuni ristoranti che, conoscendo la mia patologia, mi preparano piatti deliziosi e adatti alle mie esigenze. 

Non posso uscire a mangiare un gelato in compagnia, né gustare un piatto di trofie al pesto, ma ho imparato ad apprezzare tanti altri aspetti della vita che prima davo per scontato. Le piccole attenzioni degli amici, che cercano di non mangiare cioccolato in mia presenza, le lenzuola pulite ogni domenica mattina, i piccoli dettagli che riescono a rendere meno dura questa esperienza mi danno la forza di resistere ogni giorno. 

Spesso convivere con questa malattia mi toglie la voglia di uscire, di divertirmi, di essere come tutti gli altri. Ma è solo un attimo: penso a tutti i sacrifici fatti dalla mia famiglia per consentirmi di vivere bene nonostante tutto e mi ricordo di affrontare ogni nuovo giorno con il sorriso.

 

Davide

 

Le opinioni espresse fanno fede al solo punto di vista di chi racconta le storie. Ci riserviamo di riportarle per dovere di cronaca. 

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