La mia battaglia contro la balbuzie: la storia di Alessandra
La mia battaglia contro la balbuzie: la storia di Alessandra

Ihealthyou Redazione


La balbuzie è una problematica che impatta su circa il 1% della popolazione e colpisce maggiormente i bambini prima dei 10 anni d’età nel 98% dei casi (dati APA). Inoltre la balbuzie può, in alcuni casi, comparire in età puberale. Secondo la definizione data dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, la balbuzie è un disordine nel ritmo della parola per cui il paziente sa cosa vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà. Questo disturbo se portato all’eccesso può portare ad una fobia sociale verso l’atto di parlare, chiamata logofobia.

Cosa vuol dire convivere e lottare contro la balbuzie? Per la rubrica #vitecoraggiose, Alessandra ci racconta la sua esperienza.


Quando hai iniziato ad avere problemi di balbuzie?

Ho iniziato a balbettare intorno ai 4 anni, le cause non sono chiare. Mi hanno raccontato che proprio intorno ai 4 anni è successo qualcosa di molto forte per me e da lì la balbuzie è stata sempre più presente e crescendo è cresciuta anche lei. Nel periodo scolastico non ho mai avvertito disagi con i miei compagni, mi hanno sempre sostenuta. Ho avuto difficoltà con i professori perché c’è grande ignoranza su questo problema e di conseguenza erano intimoriti, non sapevano come gestirmi, hanno sempre fatto un po’ quello che potevano. Diciamo che se non ero io ad alzare la mano e a parlare, venivo ignorata. Non sono mai stata interrogata alle elementari, per la prima interrogazione ho dovuto aspettare le medie. C’era una professoressa tosta, che stimavo, che a colloquio con mia mamma ha espresso la sua difficoltà riguardo l’approccio con me. E’ stata la mia mamma a dirle di provare ad interrogarmi come una studentessa normale. Ripensando alla questione delle interrogazioni tante volte mi è capitato di non ritrovarmi nei voti che mi avevano dato, sia in positivo che in negativo. Da una parte c’è chi ti da meno perchè è convinto che tu non sappia o non riesca ad esprimerti, dall’altra chi invece ti compatisce e dice “poverina non riesce a dirla bene ma il concetto magari c’è”, che è altrettanto sbagliato. Alla fine è stato quello che mi ha fatta soffrire e peggiorare: il fatto di sentirsi diversa.


Quando hai accusato le maggiori difficoltà?

Il periodo più difficile per me è stato il liceo. 

I professori mi obbligavano a fare solo compiti scritti perché io ero “quella speciale”, sicuramente non era per cattiveria, anzi partiva dal presupposto di lasciarmi tutto il tempo per scrivere quello che sapevo, ma per me era come accettare di aver fallito nell’essere come tutti gli altri. In più, avevo in classe un’altra ragazza che balbettava, ma in maniera meno forte rispetto a me e questo portava al confronto tra chi era fluida (come lei) e chi invece si ritrovava a fare tutto per iscritto (come me). Questo ovviamente non mi ha fatto bene, mi sono chiusa molto di più in me stessa. Pensa che ho iniziato la prima superiore con tutto il corpo docenti preoccupato su come e se avessi affrontato l’esame di maturità. Infatti poi ho avuto una grande crisi quando gli scritti mi sono andati male…ma ho comunque preso la mia maturità.

Quando poi ho fatto presente che volevo fare l’università e volevo studiare psicologia hanno provato tutti a dissuadermi. Anche una volta iscritta, durante gli esami qualche professore si è permesso di chiedermi se davvero fossi sicura di perseguire degli studi di quel tipo. Devo dire che quando questo è successo ne sono rimasta parecchio colpita perché mi aspettavo, che almeno degli psicologi, fossero un po’ più preparati. Ho riflettuto su questa cosa e credo che la loro poca preparazione in realtà possa essere legata al fatto che la balbuzie in psicologia è considerata come una semplice difficoltà dello sviluppo, che in parte è vero perché si manifesta in quel periodo, ma non sempre si risolve. Molto spesso la situazione permane.


Hai seguito dei percorsi, dei trattamenti per cercare di risolvere il tuo problema?

Certo, ho fatto un percorso con una psicologa e contemporaneamente un corso di psicomotricità. Entrambi dei percorsi validi e interessanti ma non per risolvere la balbuzie.

Poi per due anni ho seguito una logopedista ma anche questo non mi è servito. Tutti pensano che la logopedia sia la chiave per risolvere il nostro problema ma non è così. Abbiamo lavorato sulla produzione del suono che però è una questione secondaria. La vera rivoluzione è lavorare sul pensiero, sugli schemi che si attivano automaticamente nella tue mente.

Finalmente nel 2011, grazie alla segnalazione di un mio professore, sono venuta a conoscenza del corso che mi ha davvero aiutata: il corso di PsicoDizione. Questo corso dura una settimana ed è super intensivo, viene erogato in diverse città italiane, a Milano ad esempio viene ripetuto tre volte l’anno. Dura una settimana perché è il tempo necessario per imparare gli strumenti pratici, che sono una sorta di lista di cose da fare che puoi passare in rassegna ogni volta che senti che stai inceppando, e di iniziare ad esercitarti mettendo in pratica quello che ti viene insegnato. 

A seguito del corso in ogni città si creano dei gruppi, coordinati da chi ha partecipato anche ad edizioni precedenti del corso, aiutandosi a vicenda. Con il mio gruppo ci incontriamo 2/3 volte la settimana e ci sentiamo anche su Skype con altri ragazzi di altre città. Di solito lavoriamo prima sulla parte tecnica e poi sulla parte emotiva, ad esempio se ci sono alcuni di noi che hanno un’interrogazione o un colloquio si fanno tante prove: prima tra noi del gruppo, poi con più gente, poi con sconosciuti. Perché più l’ansia è alta, più la tua tecnica deve essere perfetta. Il segreto è portare la tecnica in tutti quei contesti che percepisci difficili. I gruppi sono dei veri e propri gruppi di auto-mutuo aiuto. Io sono migliorata cosi tanto anche perché, a mia volta, ho aiutato tanti altri ragazzi. Infatti fa molto bene venire agli incontri non solo quando hai la necessità impellente di esercitarti, ma anche per aiutare chi è meno bravo di te. 

La cosa innovativa di questo corso è che non va a lavorare sul blocco della parola o della frase, ti permette di non percepire il disagio che crea il blocco che è il passaggio precedente.

Il corso di PsicoDizione definisce chi balbetta come una persona che sa esattamente quello che vuole dire ma che sa altrettanto bene che c’è una parola, o un insieme di parole, che non riesce a dire. Cioè: se io so che devo dirti “domani vado al mare”, so ancora prima di dirlo che ho un blocco sulla “m” di mare. Per cui, balbuzie, non è il fatto di non riuscire a pronunciare una parola, una lettera, una frase: sono dei pensieri a monte che mi impediscono di comunicare il mio pensiero come voglio


C’è un episodio in cui senti di aver vinto delle tue paure legate alla balbuzie?

Il 22 ottobre è stata la Giornata Internazionale di Consapevolezza sulla Balbuzie. Quest’anno con alcuni del gruppo del corso di PsicoDizione siamo andati a fare sensibilizzazione nelle scuole. Quattro giorni prima di andare a parlare in queste scuole io sono andata in tilt perché per me l’ambiente scolastico è sempre stato uno di quegli ambienti critici, che innescavano in me la balbuzie. Poi, pian pianino, ad ogni nuovo intervento andava sempre meglio, fino a che all’ultima presentazione, ho parlato praticamente solo io. 

Fino a pochi giorni prima per me era una cosa impensabile. Poi si è rivelata una vera conquista. In seguito a queste esperienze ho deciso di andare nel liceo dove ho studiato a salutare tutti i professori. Non entravo lì dalla maturità, anche perché quel posto lo associavo ancora al terrore dei professori e del non riuscire a parlare. È andata benissimo e con alcuni di loro ho anche avviato l’attività di sensibilizzazione. Chissà magari andrò proprio a parlare di balbuzie nella mia vecchia scuola!

Affrontare le proprie paure non è affatto semplice ma ti da tantissimo e soprattutto ti fa capire che puoi fare sempre meglio. 


Alessandra


Le opinioni espresse fanno fede al solo punto di vista di chi racconta le storie. Ci riserviamo di riportarle per dovere di cronaca. 

Data pubblicazione: 14 dicembre 2018
Data ultimo aggiornamento: 14 dicembre 2018
Ihealthyou Redazione
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