Vulvoscopia

Illustrazione 3d dell'organo genitale femminile per descrivere la Vulvoscopia

 

La vulvoscopia è un esame diagnostico utilizzato per osservare la vulva, e i tessuti ad essa circostanti, ed esaminarne lo stato di salute. È eseguito dal ginecologo tramite uno strumento denominato colposcopio, e generalmente precede la colposcopia.

 

 

A cosa serve la vulvoscopia? 

La vulvoscopia consente di osservare accuratamente i genitali femminili esterni ed è eseguita per individuare eventuali anomalie o patologie a carico della vulva che altrimenti non sarebbero visibili ad occhio nudo.

 

I carcinomi della vulva, ad esempio, colpiscono principalmente le donne sopra i 70 anni e rappresentano una forma tumorale ad oggi poco diffusa (5% dei tumori ginecologici). Tuttavia, stime prevedono che questa neoplasia diventerà sempre più frequente a causa del l'allungarsi dell’aspettativa di vita. Pertanto, l’individuazione precoce di queste formazioni, attraverso la vulvoscopia, rappresenta un'importante forma di prevenzione.

 

La vulvoscopia, infatti, è principalmente utilizzata per:

  • diagnosticare o monitorare eventuali lesioni preneoplastiche e neoplastiche;
  • prevenire la formazione di eventuali lesioni o di anomalie ad uno stadio precoce;
  • localizzare i punti dove sarà necessario eseguire una biopsia o ulteriori accertamenti;
  • individuare ulcere, zone pigmentate altre lesioni di tipo infettivo o flogistico.

 

 

 

 

Quando si esegue la vulvoscopia? 

L’esame viene solitamente consigliato e richiesto dal medico curante che nutre il sospetto di eventuali patologie a carico della vulva o nel caso in cui la paziente riferisca determinati segni e sintomi tra cui:

  • prurito cronico resistente ai trattamenti;
  • bruciore cronico resistente ai trattamenti;
  • cambiamenti a livello cutaneo, sia per colore che per consistenza;
  • arrossamenti;
  • sanguinamento senza motivo e non legato al ciclo mestruale;
  • un esito del PAP-test anomalo.

Inoltre, in presenza di alcuni fattori di rischio per lo sviluppo di formazioni cancerose, il medico può suggerire la vulvoscopia, di norma accoppiato alla colposcopia. Tra questi fattori, troviamo:

  • un esito positivo del PAP-test al papilloma virus umano (HPV), l’agente patogeno dell’infezione sessualmente trasmissibile più diffusa. L’HPV può causare condilomi o lesioni che negli anni, se non adeguatamente trattate, potrebbero trasformarsi in tumore;
  • Il fumo di tabacco;
  • l’attività sessuale con numerosi partner;
  • il sistema immunitario compromesso;
  • l’età.

L’esame è spesso parte integrante della colposcopia, che non si limita ad esaminare i genitali esterni come la vulvoscopia, ma osserva i tessuti delle pareti interne dell’apparato genitale.  Entrambe le procedure si avvalgono del colposcopio.

 

Un ginecologo esegue una vulvoscopia su un paziente tramite coloscopio

 

 

Come si esegue la vulvoscopia? 

La vulvoscopia è eseguita dal ginecologo tramite il colposcopio, uno strumento utile all’osservazione ingrandita della zona da sottoporre ad esame.

 

Il ginecologo farà accomodare la paziente sul lettino ginecologico in posizione supina con le gambe appoggiate su due staffe, in modo che sia consentita l’ispezione e l’osservazione della vulva in tutte le sue parti, compresa l’intera regione perineale. Il medico potrà procedere anche  alla palpazione della vulva e se il caso lo necessita, al prelievo di piccole parti di tessuto per eseguire la biopsia. Nella sua completezza l’esame dura all’incirca mezz’ora.

 

 

Preparazione alla vulvoscopia 

La preparazione all’esame vulvoscopico richiede la sospensione di:

  • rapporti sessuali nelle 24 ore che la precedono;
  • uso di creme, tamponi, lavande o farmaci ad uso locale.


È inoltre consigliabile non eseguire l’esame durante i giorni del flusso mestruale e portare con sé gli esiti delle precedenti vulvoscopie o colposcopie nonché PAP-test.

In alcuni casi è necessario procedere con la biopsia vulvare. La biopsia vulvare consiste nel prelievo di un piccolissimo campione di pelle dalla zona vulvare che viene successivamente inviato al laboratorio per essere esaminato. Questo serve per valutare il livello di anormalità e valutare, in caso, l’inizio di un trattamento adeguato. In genere, prima di eseguire la biopsia viene utilizzato un anestetico. Dopo la biopsia vulvare è necessario fare attenzione per consentire alla pelle di guarire il più rapidamente possibile.

 

 

La vulvoscopia fa male? 

L’esame è basato esclusivamente sull’osservazione, non è invasivo e quindi non è doloroso.


 

Fonti:  
In sintesi

La vulvoscopia è un esame diagnostico non invasivo eseguito dal ginecologo tramite il colposcopio per esaminare vulva e regione perineale.

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