HIV

Illustrazione 3d del corpo umano per descrivere l'HIV, il virus dell'immunodeficienza

 

L’HIV (dall’inglese Human Immunodeficiency Virus, ossia virus dell’immunodeficienza umana) è il virus che causa l’AIDS (Aquired ImmunoDeficiency Syndrome), la sindrome da immunodeficienza acquisita. HIV e AIDS non sono sinonimi: non tutte le persone che si infettano con l’HIV sviluppano l’AIDS. La parola “sieropositivo” viene utilizzata per indicare chi, dopo essersi infettato col virus, ha prodotto anticorpi diretti contro l’HIV che possono essere misurati nel siero; essere sieropositivi per l’HIV non significa automaticamente essere malati di AIDS.

 

La replicazione dell’HIV provoca la lisi delle cellule infettate, che vengono sfruttata come fabbrica per la formazione di nuovi virus. L’infezione da HIV indebolisce sistema immunitario uccidendo i globuli bianchi. Finché il numero di cellule del sistema immunitario rimane sufficientemente elevato, l’organismo non risente particolarmente dell’infezione, che può pertanto rimanere asintomatica. Tuttavia, quando questo numero si abbassa fino a quasi azzerarsi, insorge la condizione di immunodeficienza. Livelli molto bassi di linfociti T aumentano il rischio di infezioni gravi. L’AIDS rappresenta lo stadio avanzato dell’infezione da HIV e può insorgere molti anni dopo il contagio.

 

 

Indice degli argomenti

 

 

 

Com'è composto l'HIV

L’HIV è stato isolato nel 1983. Appartiene ai lentivirus e più precisamente al gruppo dei retrovirus. Questi virus, grazie all’enzima trascrittasi inversa, durante la replicazione convertono il proprio genoma costituito da RNA in DNA, che viene poi usato dalla cellula infettata per produrre le proteine virali. La particella virale è costituita dal core (un nucleo centrale, delimitato dal capside, che contiene le parti essenziali del virus, ossia due copie dell’RNA genomico e gli enzimi necessari per la sua integrazione e replicazione nelle cellule. Il core è circondato dalla matrice proteica che conferisce stabilità, che è a sua volta circondata dall’envelope, un rivestimento composto da una membrana lipidica in cui sono inserite glicoproteine.

 

 

 

 

 

Il ciclo vitale dell’HIV

L’HIV infetta alcuni tipi di globuli bianchi (linfociti T, macrofagi e cellule dendritiche) che posseggono sulla loro superficie la proteina CD4; il bersaglio preferenziale sono i linfociti T CD4-positivi (linfociti T CD4+, detti anche linfociti T helper).

La particella virale si fonde con la cellula bersaglio in modo da introdurvi il proprio RNA e i propri enzimi. La trascrittasi inversa trasforma l’RNA virale in un frammento di DNA che raggiunge il nucleo della cellula viene inserito nel genoma del globulo bianco; l’integrazione del materiale genetico virale nel genoma della cellula rende l’infezione permanente.

I macchinari molecolari della cellula che utilizzano le informazioni contenute nel DNA per produrre le proteine processano anche il DNA di origine virale, consentendo al virus di moltiplicarsi. Le proteine virali, sintetizzate sotto forma di una lunga molecola proteica tagliata poi dalla proteasi, sono assemblate assieme all’RNA per produrre nuove particelle virali.

 

 

Come si trasmette l’HIV

L’HIV si trasmette attraverso il contatto di fluidi corporei infetti con le mucose, il sangue o la cute lesa. I fluidi corporei che possono contenere il virus sono il sangue, lo sperma, le secrezioni vaginali e il latte materno. L’HIV non si trasmette attraverso la saliva, il sudore, l’urina e le lacrime. Il contagio avviene principalmente tramite rapporti sessuali (vaginali, anali e orali) non protetti e con lo scambio di siringhe usate tra chi consuma droghe iniettabili. Il rischio legato alle trasfusioni di sangue è oggi praticamente nullo grazie a rigorosi protocolli di sicurezza. Sono potenziali occasioni di contagio gli incidenti che coinvolgono aghi o materiali taglienti.

 

Il virus si può trasmettere dalla madre al bambino durante la gravidanza e il parto e, più raramente, durante l’allattamento. Oggi è possibile ridurre il rischio di trasmissione madre-figlio somministrando alla donna la terapia antivirale nelle primissime settimane di gravidanza. È anche possibile utilizzare la terapia antivirale a scopo preventivo in soggetti ad alto rischio (profilassi pre-esposizione, PrEP).

 

 

Come si diagnostica l’infezione da HIV

Quando si ha il timore o il sospetto di essere entrati in contatto con il virus è necessario sottoporsi al test per l’HIV. Nel periodo immediatamente successivo al contagio, detto periodo finestra, il test può risultare falsamente negativo perché la quantità degli anticorpi che l’organismo ha prodotto contro l’HIV è ancora troppo bassa; occorre quindi aspettare qualche settimana dall’episodio a rischio prima di sottoporsi al test.

La diagnosi dell’infezione acuta è importante perché è il momento in cui la carica virale è più alta ed è più facile trasmettere il virus. I test molecolari che misurano il numero di copie di RNA dell’HIV in un microlitro di plasma permettono di valutare la risposta alla terapia. Il monitoraggio del numero dei linfociti T CD4+ nel sangue consente di stabilire il livello di immunodeficienza.

 

 

Foto di tecnico di laboratorio di analisi che tiene in mano una provetta di un test per hiv positivo testato su un paziente sofferente di immunodeficienza/immunodeficiente

 

 

Come si cura l’infezione da HIV

L’HIV è un virus che muta molto facilmente e questo ha fortemente ostacolato la possibilità di sviluppare dei vaccini che impediscano l’infezione: al momento non esiste un vaccino contro l’HIV.

In ottica preventiva, secondo uno studio dell'Istituto nazionale per la salute statunitense (Nih) svolto tra Kenya e Uganda, la circoncisione è in grado di ridurre della metà (50%) il rischio di trasmissione di HIV/AIDS tra negli uomini eterosessuali.

 

L’infezione da HIV viene trattata con la terapia antiretrovirale (ART, dall’inglese AntiRetroviral Therapy, o HAART, Highly Active AntiRetroviral Treatment, quando riferita ai farmaci di ultima generazione) in cui si usano farmaci che vanno a bloccare il ciclo replicativo dell’HIV, inibendo l’ingresso nella cellula (es. enfuvirtide), l’attività della trascrittasi inversa (es. lamivudina), l’integrazione dell’HIV nel genoma (es. dolutegravir) o l’attività della proteasi (es. darunavir). Per una maggiore efficacia si utilizzano più farmaci con meccanismi di azione diversi in combinazione. Assunta con costanza, la terapia antiretrovirale è molto efficace, sopprime completamente o quasi completamente la replicazione dell’HIV (e con essa la probabilità di trasmettere l’infezione) e riduce fortemente il rischio di sviluppare l’AIDS. Questa terapia però non è curativa: se la si interrompe il virus riprende a replicarsi, perciò va assunta per tutta la vita.

 

 

Fonti

In sintesi

L’HIV, dall'inglese Human Immunodeficiency Virus, è il virus dell’immunodeficienza umana che può causare l’AIDS.

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