Tachicardia da rientro nodale

 Illustrazione 3d di un cuore per descrivere la tachicardia da rientro nodale

 

La tachicardia da rientro nodale è una tipologia di tachicardia, ovvero un’anomalia del ritmo cardiaco in cui la frequenza dei battiti risulta superiore ai 120 battiti per minuto. In particolare, nella tachicardia da rientro nodale la zona del cuore a contrarsi anormalmente è una zona al di sopra dei ventricoli, infatti è una tachicardia parossistica sopraventricolare

 

 

Descrizione della tachicardia da rientro nodale 

Tra le tachicardie sopraventricolari, quella da rientro nodale è la più diffusa: circa il 60% è di questo tipo, e colpiscono maggiormente le donne rispetto agli uomini (due terzi dei casi). L'incidenza della tachicardia da rientro nodale è di 2,29 persone ogni 1.000, che la rende una delle tachiaritmie più comuni nei giovani adulti. Uno studio infatti ha rilevato che la maggior parte dei pazienti che presentano sintomi dovuti a questa patologia sono persone giovani, ma alcuni pazienti potrebbero sviluppare questa tachicardia anche intorno ai 70-80 anni. Questa aritmia si verifica a seguito di un malfunzionamento delle cellule del nodo atrioventricolare, una regione dell’atrio destro che è responsabile della propagazione dell’impulso di contrazione del cuore.

 

Il cuore, infatti, è costituito da quattro camere cave, gli atri e i ventricoli, che, rispettivamente, accolgono il sangue dalla circolazione sistemica e polmonare e lo immettono in circolo. Questo organo funziona proprio come una pompa: il sangue arriva negli atri che si contraggono, in modo da spingere il sangue nei ventricoli, che successivamente lo pompano nelle arterie che dipartono dal cuore. Affinché la perfusione sia dei tessuti periferici che dei polmoni sia adeguata, le contrazioni delle diverse parti del cuore devono essere ritmiche e sincronizzate, in modo che in momenti specifici si contraggano aree cardiache specifiche. Proprio per questo il tessuto cardiaco è costituito da cellule in grado di contrarsi e di integrare gli impulsi elettrici che innescano la contrazione.

 

Perché la contrazione avvenga nella regione cardiaca giusta al momento giusto, l’impulso origina dapprima da una regione dell’atrio destro, il nodo seno atriale, dove sono presenti delle cellule specializzate che possono contrarsi autonomamente e danno l’avvio all’impulso elettrico responsabile della contrazione cardiaca. Il battito cardiaco consiste in un intero ciclo dell’attività cardiaca: l’impulso elettrico viene generato dal nodo senoatriale, poi viene trasmesso agli atri, che si contraggono. Qualche millisecondo dopo, l’impulso viene trasmesso dagli atri ai ventricoli attraverso una regione dell’atrio destro appena sopra al ventricolo, il nodo atrio ventricolare.

 

Da qui viene trasmesso a entrambi i ventricoli attraverso una struttura specializzata, il fascio di His: i ventricoli si contraggono e il sangue viene spinto nella circolazione. Normalmente, l’impulso non può essere trasmesso ai ventricoli in maniera continuativa, perché le cellule del nodo atrio ventricolare hanno un periodo refrattario agli impulsi in cui non possono trasmetterne di nuovi, proprio per dare la possibilità ai ventricoli di riempirsi di sangue prima di contrarsi nuovamente. A volte però si creano delle condizioni in cui le cellule del nodo atrio ventricolare vengono continuamente eccitate, causando un’aritmia da rientro, in cui il tessuto in questione è continuamente eccitato dal rientro dell’impulso stesso. Questo genera un’alta frequenza cardiaca, ovvero una tachicardia, in cui i battiti vanno dai 140 a 280 per minuto.

 

 

 

 

La diagnosi della tachicardia da rientro nodale 

La tachicardia da rientro nodale può essere accertata attraverso esami medici che attestino lo stato generale del paziente (frequenza cardiaca, tasso respiratorio, pressione sanguigna, temperatura) e attraverso un elettrocardiogramma (ECG), esame che traccia l’andamento elettrico del battito cardiaco ed è in grado di segnalare eventuali anomalie. Può essere utile effettuare un ECG monitorato da un holter cardiaco, dispositivo che registra il tracciato del cuore per 24 ore.

 

 

 

 I sintomi e le complicanze della tachicardia da rientro nodale 

Generalmente la tachicardia da rientro nodale si manifesta con la comparsa di palpitazioni, ovvero la percezione da parte del paziente di battito cardiaco accelerato. Oltre ciò, può comparire dolore al petto, sincopi, affaticabilità.

 

Se non opportunamente trattata, la tachicardia da rientro nodale può portare a complicanze come numerosi svenimenti, vertigini, affaticamento.

 

 

Trattamento della tachicardia da rientro nodale 

La gestione dei pazienti che presentano tachicardia da rientro nodale atrioventricolare inizia con una valutazione iniziale della loro condizione cardiovascolare. Pazienti che presentano tachicardia associata a ipotensione, dolore toracico ischemico, stato mentale alterato, insufficienza respiratoria o shock sono in una condizione di emergenza medica e devono essere trattati con un intervento di cardioversione elettrica. Negli altri pazienti, la tachicardia da rientro nodale può essere trattata con:

  • Manovre vagali, ovvero manovre meccaniche da eseguire sul corpo quando si ha un episodio di tachicardia, in grado di stimolare il nervo vago, che regola la frequenza cardiaca.
  • Farmaci antiaritmici, usati sia per prevenire che per correggere le anomalie del ritmo cardiaco.

Consultate le pagine dedicate alla tachicardia da rientro nodale, tachicardia parossistica sopraventricolare e alla tachicardia ventricolare per saperne di più sulle altre tachicardie.

 

 

Fonti: 
In sintesi

La tachicardia da rientro nodale è la più comune tra le tachicardie sopraventricolari, in cui la frequenza cardiaca è superiore ai 120 bpm.

Ricerche degli utenti

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